Un link Ricordandoci di quell’ Aprile
Pagine
(Roberto Esposito)
domenica 25 aprile 2021
E QUESTO È IL FIORE…
sabato 12 maggio 2018
PROMEMORIA E MARMELLATA
Ovvero: ricordatevi di conservare la primavera
Vi vorrei rammentare che è il giusto periodo per farlo, QUI e QUI la ricetta che ho pubblicato l’altr'anno, e sotto un’idea aggiuntiva
E INFINE:
MARMELLATA PER NON SPRECARE NULLA
Finito di filtrare lo sciroppo si possono recuperare fiori di sambuco e limone preparando una marmellata molto buona.
A quanto rimasto dalla mia ricetta del succo, in un tegame si aggiunge:
600 g di zucchero
500 g d’acqua
200 g di fiori
2 cucchiai di aceto di mele
1 limone a pezzetti
1 pizzico di acido citrico
Si cuoce poi per il tempo necessario, circa un’ora dovrebbe andare bene, poi si frulla con un frullatore ad immersione, si porta di nuovo a bollore e si mette nei vasetti.
Io non sterilizzo le marmellate ma le verso quando sono ancora bollenti nei barattoli ed uso coperchi nuovi. I barattoli pieni li capovolgo subito in modo che il calore della marmellata disinfetti bene anche il coperchio.
lunedì 18 luglio 2016
COLTURE DA REDDITO NEL RIMINESE
Strane però queste canne di bambù, avviciniamoci e guardiamo meglio.
Ancora qualche dubbio?
Non canne ma Cannabis!
Un campo di canapa per la filiera sementiera, si producono i semi di canapa a basso contenuto di THC per le colture di canapa da fibra della campagna francese.
Una volta l’ Emilia Romagna, specie dalle parti di Budrio, era zona vocata alla coltura di canapa, si produceva un prodotto di ottima qualità per tessili e carta (in casa in qualche armadio c’è ancora un vecchissimo lenzuolo in tela di canapa). La demonzzazione della canapa ha fatto scomparire una tradizione secolare a tutto vantaggio dei produttori di cotone. Ora con le varietà a basso contenuto di sostanze attive comincia a riaffacciarsi la produzione di questa fibra pregiata, ma l’Italia una volta in prima fila è ora fortemente in ritardo, bloccata da infinite paure e regole.
A giorni in parlamento dovrebbe venire discussa una proposta di legge per la legalizzazione della canapa per uso ricreativo, non credo verrà approvata, ma nella speranza godiamoci QUESTO LINK
venerdì 10 giugno 2016
LE SCALE DAVANTI CASA
Epyfillum uno dei tanti, non so quale sia
Piove, l’Abutilon gocciola.
L’ Epyphillum con la mano di Carmen, la vicina di pianerottolo per capire quanto grande è il fiore
dento cui gironzola qualche pidocchio
Gli Abutilon sono due e per ora mi stanno dando molta soddisfazione
Entrando (la Yucca non ci sta più, dovrò taglala ancora)
Poverine tutte spiaccicate contro la parete, che altrimenti non ci si passa più.
L’ibisco è alto come me ed è frutto di una talea ad opera di MoscO di Terre Alte, l’unca che abbia attecchito.
E piove ancora.
(Mi accorgo che un po’alla volta, tra un post e l’altro, vi sto facendo fare un giro per casa, o almeno tra le piante di casa, così ho aggiunto una nuova categoria, se supero la pigrizia modificherò i vecchi post aggiungendola quando opportuna. Sarà quasi come avere ospiti.)
lunedì 9 maggio 2016
…PERCIO’ CHIUSI IN BOTTIGLIA QUEI FIORI DI NEVE…
In realtà perché ciò che ho scritto sopra abbia un senso occorre che il lettore la giovinezza se la sia lasciata alle spalle da un po’ e che quindi possa ricordare “Non al denaro, non all’amore né al cielo” di De André.
Fatte le debite distinzioni ho anche io chiuso in bottiglia dei fiori di neve sebbene non di fiori di ciliegio trattasi, bensì di sambuco, e quindi inutile sperare che si tratti di un elisir di giovinezza.
Acqua, zucchero, fiori di sambuco, limone, aceto di mele e volendo acido citrico. Le quantità ed il procedimento sono estremamente variabili a seconda dei gusti, delle abitudini, delle tradizioni familiari.
Dopo varie ricerche sono arrivata ad un sistema tutto mio frutto di mediazioni tra vecchie ricette familiari, libri e nuove interpretazini dal web.
Tanto per cominciare tutte le ricette che ho trovato esprimevano la quantità di fiori per litro d’acqua a numero! Ma come si fa? i fiori possono avere un diametro di 7-8 cm o di 20 ed oltre. Quindi dopo averli raccolti li ho pesati. Ho lavorato per approssimazioni successive finché non sono stata soddisfatta, ecco perchè le quantità che vi fornirò non hanno numeri belli tondi tipo 100 g per 1 Kg, ma numeri bislacchi e poco accattivanti.
In principio mi era venuto un po’ troppo acido, e quindi aggiungi li togli là ecco le mie dosi:
acqua 2 litri e 1/4
zucchero 2 chili e 1/2
fiori di sambuco 350 grammi
aceto di mele 180 grammi
limoni piuttosto grandi 3
acido citrico 30 grammi.
Procedimento: disporre fiori e fettine di limone in un barattolo
Con zucchero e acqua preparare sul fuoco uno sciroppo, aggiungere l’acido citrico, lasciare intiepidire ed unire l’aceto di mele. Versare tiepido nel barattolo sui fiori.
Lasciare al sole per tre giorni, poi filtrare.
Finito. Cosa farne ve lo dirò la prossima volta.
domenica 20 marzo 2016
ARIA DI PRIMAVERA
Narcissus pseudonarcissus L.
Famiglia: AMARYLLIDACEAE
Fotografati oggi sulle colline tra la valle del Marecchia e la valle del Conca dove serpeggia la linea di confine tra Marche, Romagna e San Marino.
Qui a Terre Basse li chiamano pasqualotti perchè fioriscono nel periodo pasquale e malgrado la stagione anticipata hanno rispettato l’appuntamento, complice la pasqua di quest’anno anche essa precoce e la quota leggermente elevata in cui giacciono i prati che li ospitano circa 750-800 mslm.
Tre anni, 2013, fa stesso luogo, eccoli fioriti circa un mese dopo, il 14 di aprile, pasqua era già passata da 15 giorni.
Ogni anno li andiamo a cercare, un appuntamento per il quale occore indovinare i tempi. Ne raccogliamo un mazzo, senza sensi di colpa, visto che si riproducono soprattutto grazie ai bulbi, ma non è per portarne a casa qualche stelo che andiamo, è per essere sicuri che ci siano ancora, quasi un rito apotropaico per allontanare l’inverno, un po’ come le fogaracce di San Giuseppe,
Questa è quella dell’anno scorso, e quella che la attraversa sono io
Poi un altro giro, in compagnia del mio compagno.
Quest’anno per colpa del clima piovoso abbiamo acceso solo un fuocherello di modeste dimensioni e stiamo aspettando che la catasta delle potature asciughi per poter fare le cose come si deve.
martedì 25 novembre 2014
ZAFFERANO
Ovvero viola e arancione stanno benissimo insieme
Questo bel fiore visitato da un bombo goloso è un Crocus sativus
Pianta spontanea nel bacino del Mediterraneo è probabilmente originario dell’Asia occidentale.
La fioritura è autunnale ed inizia solitamente verso i primi di ottobre dopo il riposo vegetativo estivo.
Coltivazione ad altissima incidenza di manodopera è stata in passato assai diffusa in Abruzzo specie in provincia dell’Aquila, raggiungendo nel 1830 un picco di 450 ettari coltivati
Lo zafferano italiano è sempre stato di ottima qualità anche in conseguenza della consuetudine che vede la coltura fatta su base annuale anziché poliennale.
Ripasso di botanica
Pianta bulbosa che fa parte della famiglia delle Iridacee. Nella foto si vede, racchiusa dai tepali lilla, la parte maschile del fiore, ovvero gli stami gialli carichi di polline, ma malgrado il colore che potrebbe farlo pensare, non sono loro a fornire la pregiata spezia che deriva invece dalla parte femminile, arancione nell’immagine, stilo e stigma che insieme formano il pistillo.
Fino a 120.000 fiori per un chilo di zafferano con produzioni per ettaro di circa 10 Kg di spezia essiccata (o tostata)
Qui sopra la coltivazione famigliare di zafferano, molto poco intensiva ;) di Milena, le cui pazienti mani si vedono mentre tolgono gli stigmi dai fiori nell’ immagine sotto, e di Nino autore delle foto di questo post (seguendo il link alcune delle sue belle immagini di donne nel mondo, abbiate pazienza, il sito è un po’ disastrato ma le foto sono splendide).
Questa mini coltivazione di zafferano ha fornito l’anno scorso circa 30 grammi di spezia, quest’anno solo una decina la stagione è stata pessima per tutto.
Sembra pochissimo ma non lo è se si tiene conto che una bustina commerciale di zafferano contiene solitamente circa un decimo di grammo di spezia.
La particolarità di questo orticello di Crocus sta nel luogo in cui si trova: pochi chilometri dalla spiaggia di Riccione; in pratica se ci si accontenta di un solo risotto lo si può coltivare anche in vaso sul balcone :D
Per le informazioni tecniche vi rimando a Wikipedia, o ancora meglio a questo sito, dove si trova oltre alla passione dei produttori di zafferano che lo gestiscono, anche da scaricare gratuitamente un “Libro Bianco sullo Zafferano” frutto di un progetto europeo per la valorizzazione di questo piccolo miracolo di colore sapore ed odore che i crocus ci regalano.
Attenti ragazzi che la pianta di tutti i Crocus, a differenza dei suoi pistilli, è velenosa, e lo è ancora di più il Colchico che un occhio inesperto può scambiare per zafferano anche se per fortuna non ha gli splendidi stigmi arancione
domenica 19 ottobre 2014
AUTARCHIA
Ovvero sbucciamo le nostre spugne.
Questi bei cetrioloni si chiamano Luffe (Luffa cylindrica)
E quando dico cetrioloni intendo proprio oni, oni. Sono lunghi fino a 50; 60 cm con un diametro di dieci, ma non si mangiano.
Con tanta pazienza (il ciclo vegetativo non è breve) si trasformeranno in belle spugnone per lavare se stessi o le pentole.
Almeno in forma di spugna fatta e finita penso che li abbiate visti tutti, si vendono (non a buon prezzo) nei negozi di prodotti per l’igiene personale.
A me, che quando posso piace avere il mondo intero sotto controllo, per dipendere con spirito autarchico il meno possibile dall’esterno, l’idea di coltivarmi le mie spugne è sempre piaciuta.
Parecchi anni fa non ricordo come e dove avevo trovato i semi della luffa e m’ero allevata nel giro di un paio di stagioni un bello stock di spugne. Per un po’ di anni, data l’abbondanza non le avevo più seminate (tra l’altro sono quasi indistruttibili) ma quando quasi esaurite le scorte decidemmo di riseminarle i semi conservati, ormai troppo invecchiati, si rifiutarono di germogliare.
Lo scorso natale Steve un amico inglese mi ha, tra le altre cose, regalato una bustina di semi di luffa che hanno fatto il loro dovere: spuntati, cresciuti e fruttificato.
Purtroppo è l’estate che il suo compito quest’anno non lo ha compiuto a puntino e causa maltempo le luffe non sono ancora del tutto mature. Fino ad ora se ne sono seccate solo un paio delle più piccole.
Guardiamole da vicino: all’apice distale presentano una sorta di tappo, o per meglio dire opercolo (si chiama Luffa operculata un altro tipo di luffa assai più piccino e tondo ma ugualmente spugnoso), si vede bene nel frutto a destra, e ancora meglio nel frutto maturo qui sotto
con una leggera pressione l’opercolo si apre e dal foro che scopre, scuotendo ben bene, escono i semi che sono quasi neri e della forma e dimensioni simili a quelli di zucca
Tolti i semi, partendo dal foro, si comincia a sbucciare la luffa quasi come si fa per togliere il guscio alle uova sode.
Subito appare la spugna pronta che non richiede altri interventi se non quello di essere usata.
Da asciutte sono rigide, ma bagnate divengono morbide. Durano moltissimo si asciugano subito e per rovinarle devi maltrattarle davvero molto.
Ecco infine un gruppetto di luffe sbucciate di varie misure:
La bottiglia è una normale bottiglia da litro, giusto per farsi un’idea delle dimensioni.
Si coltiva come le zucche o, come i cetrioli visto che come questi ha un aspetto lianoso e preferisce avere un sostegno, i frutti se poggiano in terra si sciupano, ma come per le zucche occorre aspettare parecchio tempo prima di cogliere.
Qui un link ad una scheda trovata online.
Buon bagnetto a tutti.
martedì 1 aprile 2014
APPRENDISTI STREGONI
Giocano con il DNA, giocano con il futuro.
Vi offro un link per pensare un po’ agli OGM
e qualche foto dell’oro delle nostre terre
Ha solitamente spighe erette e senza reste con 4 ordini di chicchi;
è il frumento tenero.
Quello duro è più bello ed ha le reste, ma io non ho foto :(
Piega dolcemente il capo inchinandosi, porta 2, più frequentemente 4, a volte 6 ordini di chicchi per spiga;
è l’orzo.
Una pannocchia che ciondola stanca formata da spighette a ordine singolo di chicchi,
è il riso.
Decorativo e appariscente, le dense ed erette pannocchie colorate stanno bene anche nei mazzi di fiori secchi.
La prima volta che da lontano ne ho visto un campo non capivo nemmeno cosa fosse;
rosso o bianco è il sorgo.
Noi figli di paesi senza fame lo destiniamo solo al bestiame o altri usi ancor più lontani da quelli alimentari.
Chi la fame la conosce bene come i popoli d’Africa e Asia ci fanno invece grande affidamento come primaria fonte di cibo.
Metteranno le mani anche su questi
mercoledì 6 novembre 2013
PROFUMO DI SALE
Ovvero un’idea piccina piccina.
Non è ghiaccio alla base di rocciose montagne,
non è un ruscello che serpeggia nel gelo,
non sono cumuli di neve sporca.
E’ SALE.
Montagne di sale greggio appena raccolto, fotografato a Salin de Giraud in Camargue
Che è il paese qui sopra.
Questi invece sono i bei colori della salina di Marim vicino ad Olhao in Portogallo
fotografata proprio di fronte alla vecchia stazione abbandonata.
Questo è il mio tavolo e dunque si ritorna all’idea piccina picciò del sottotitolo del post di oggi.
Ho finito le acciughe sotto sale, non compro mai quelle sott’olio, costano molto di più e l’olio solitamente è di bassa qualità.
Terminate le acciughe rimane il sale che le conservava, anzichè buttarlo lo faccio asciugare e lo tengo in un barattolo accanto al sale comune, a portata di mano da usare a seconda dei piatti. In aggiunta a questi due c’è un terzo baratolo: quello del sale profumato che ho appena finito di preparare.
Il sale profumato lo faccio in più modi, dipende dall’estro del momento, ma la base è sempre quella:
Sale fino aglio, cipolla, rosmarino, salvia, pepe.
Circa 1/4 di cipolla e un paio di spicchi d’aglio per 800 1000 g di sale, un cucchiaio di pepe in grani, le erbe è meglio che siano secche perchè si sminuzzano meglio, alle classiche salvia e rosmarino si possono aggiungere molte altre compagne, io solitamente metto santoreggia e timo per un profumo più piccante. Maggiorana e alloro per un aroma più dolce…
Cumino, anice, finocchio, coriandolo… è tutto ammesso, basta annusare man mano che si procede fino che si è soddisfatti.
Sulla quantità di sale indicata per dare un po’ di sapore in più non ci stanno male (se li usate) un paio di dadi da brodo, oppure se non li utilizzate qualche cucchiaiata di fiocchi di lievito alimentare che ha un sapore simile.
Si mette tutto nel mixer e si frulla.
Si possono preparare miscele più adatte al pesce, altre per le insalate, oppure per la carne.
I miei tre barattoli sono sempre sul tavolo da lavoro accanto ai fornelli.
lunedì 7 ottobre 2013
NEL GIARDINO SELVAGGIO
Sono fortunata, godo del previlegio di potermi aggirare in uno splendido giardino selvaggio quasi come fosse mio.
Ogni volta che voglio posso godere dei suoi silenzi, dei colori, dell’odore di bosco e di fiori che diffonde, posso camminare sotto i suoi grandi gelsi e qualche volta anche rubare un fiore da mettere in vaso sulla mia tavola. E’ un giardino un po’ speciale come la sua artefice, esuberante generoso e un po’ disordinato, un giardino di campagna che qualcuno ha avuto il coraggio di definire “en Bisar” ovvero un bisciaio.
Malgrado non volesse essere un complimento può anche essere che lo sfacciato detrattore non avesse tutti i torti, infatti anche le biscie sono rispettate ed hanno il loro posto nel giardino di Milena.
In questi giorni di inizio autunno insolitamente piovosi e cupi, proprio nei punti meno soleggiati, il giardino selvaggio ci sta regalando una delicata ma abbondante fioritura.
In un altro angolo, un po’ per arte, un po’ per fortuna, i settembrini riprendono il lilla tenue dei ciclamini selvatici che ogni anno sbocciano sempre più abbondanti.
A qualche metro l’invasione dei topinambur, che non invitati si sono aggiunti alle aiuole tra le ultime zinnie, contribuisce a giustificare il nome di Giardino Selvaggio che ho voluto attribuire a questo posto capace sempre di rasserenarmi.
Oggi ho rubato al giardino di Milena un minuscolo mazzo di ciclamini selvatici, fioriscono senza le foglie
Quando perdono il fiore arricciano lo stelo su se stesso fino a portare il seme che va crescendo, a contatto del suolo, e talvolta anche fin dentro il terreno. Le foglie aspetteranno la primavera per farsi vedere.
Per coronare i piccoli fiori che ho raccolto ho usato le foglie d’edera che con una certa fantasia possono richiamare quelle del ciclamino.
Grazie dei fiori Milena!