Ovvero: fuori dal tunnel.
Da ieri sera dopo sei mesi, il mio compagno è di nuovo a casa!
La strada sarà ancora lunga, ma c’è il sole ed è meno ripida.
Ovvero: fuori dal tunnel.
Da ieri sera dopo sei mesi, il mio compagno è di nuovo a casa!
La strada sarà ancora lunga, ma c’è il sole ed è meno ripida.
Appunto, fatevene una ragione.
Sull’altra pagina del, blog: le foto di vera, pubblicherò un po’ di foto dei volti di chi c’era.
Ovvero: narrazione strappa lacrime delle avventure di un gatto, con lieto fine.
Alle 13.40 di mercoledì ho ricevuto una telefonata con una richiesta d’aiuto, ecco la storia.
Una grande cantina vinicola è un luogo complicato, un ettaro e mezzo di accaio e ingranaggi con acqua che scorre ovunque.
Quando non si è in vendemmia o nel pieno dei lavori di vinificazione, si fa manutenzione; insomma, non è un posticino tranquillo in cui passeggiare.
In primavera si sa non c’è un gran via vai d’uve e quindi la zona di scarico è uno degli angoli meno frequentati.
Una gatta inesperta ha quindi pensato che, se si fosse tenuta, diciamo così, alla periferia, in zona di scarico appunto, avrebbe potuto trovare un nido adatto a partorire.
Peccato che la micia non poteva immaginare che quello che lei giudicava un’angolo tranquillo, sarebbe diventato alcune settimane dopo un punto soggetto a manutenzioni e lavori.
Il traffico del lavoro non è piaciuto alla gatta che è stata vista aggirarsi inquieta e preoccupata per la cantina, ma nessuno poteva sapere che proprio li attorno s’era sgravata.
Venerdì scorso un elettricista al lavoro ha sentito un flebile miagolio e cerca che ti ricerca ha trovato, in una tramoggia di scarico, accanto ad un piano di ribaltamento, uno sparuto micino disperato, denutrito ed abbandonato dalla gatta che, o disturbata dai lavori o incapace di raggiunerlo nella fossa, lo aveva lasciato solo.
Il minuscolo micio di poche settimane è stato raccolto dall’elettricista e consegnato al gattile per le cure del caso.
Passano i giorni e la settimana successiva si sentono altri miagolii lievi lievi. Non si trova nulla, si cerca ancora orientandosi con il pianto, finchè ci si rende conto che non dalla tramoggia vengono i suoni ma da sotto il piano di ribaltamento. È una grande lastra di accaio zigrinato su cui i camion senza ribaltabile vengono fissati con catene poi grazie ai pistoni nascosti al di sotto vengono rovesciati.
Sotto la lastra c’è dunque una buca di difficile accesso che ospita i meccanismi di spinta.
Il mio compagno ci si infila e una triste scoperta lo aspetta: due gattini morti da qualche giorno uno affianco all’altro. Eppure un miagolio lui era certo di averlo sentito.
Sotto la buca dei pistoni c’è una fossa di scolo, un sottosuolo intricato e profondo allagato di acque piovane e di lavaggio con una piccola botola di ispezione, molto piccola.
Vuoi che uno non sia caduto laggiù?
Fortuna che Bobbedol è magro, stringendo le spalle si intrufola in quel buio, la torcia illumina il fondo coperto da una spanna d’acqua, a lato un isolotto di detriti di 20 cm di diametro.
Sull’isolotto un cosino minuscolo chiama.
Avete mai salvato un gattino in difficoltà? Sono graffi e morsi assicurati, per quanto bisogno di aiuto abbia, la paura predomina e contro l’enorme umano che protende la mano il micio si difende.
Questa volta no, si affida subito al soccorritore, che se lo appoggia al petto, comincia subito a fare le fusa pronto per la risalita verso la luce.
Probabilmente l’acqua che rendeva tanto inospitale quel pozzo ha salvato il gattino, caduto più in basso dei fratellini morti, consentendogli d bere.
Ecco dunque la telefonatata:
-Vieni subito in cantina, porta qualcosa per un gattino abbandonato e dentrito di si e no 30 giorni.
Acqua e zucchero, una siringa senz’ago un po di una scatoletta da diluire eventualmente in acqua, cesta dove metterlo e via di corsa.
Nel magazzino della cantina su una pila di scatoloni attorniato dagli operai ecco il salvato.
Gli occhi ancora blu da lattante ha disdegnato acqua zucchero e siringa, ha subito addentato un po di scatoletta che gli porgevo, e con essa il mio dito.
AIH! Bene vuole vivere!
E aveva già ricevuto un nome, salvato dall’acqua sotto una buca in cui si scarica l’uva MERLOT, Bobbedol il cantiniere l’aveva battezzato.
(Le foto del post le ho fatte in una cantina durante un concerto che vi si è tenuto qualche anno fa)
L’ho portato a casa, asciugato, nutrito ogni mezz’ora con poca scatoletta per volta.
Ora delle 16, quando apriva il veterinario aveva già l’aria più vispa.
Eccovelo qui nelle mani della veterinaria, ve lo presento: da grande avrà il pelo lungo,
il musetto sveglio,
e tanta energia.
La visita ha confermato il mese scarso d’età l’ottimo carattere, la denutrizione ma la buona salute complessiva, un po’ di congiutivite, qualche pulce e già molti vermi. Provveduto a tutto ciò, occorreva trovargli casa, abbiamo già due gatti di cui una in un periodo di pessima salute, non era il caso di aggiungerlo.
La profusione di fusa che distribuiva ha conquistato tutti, medici e persone in sala d’attesa. I veterinari si sono resi disponibili a tenerlo in osservazione qualche giorno e chi aspettava il suo turno ha subito provveduto a fotografarlo e a mettre la sua storia su FB
A sera tornando dai vetreniari per la terapia alla mia gatta ho avuto la buona notizia il micio aveva già trovato casa.
Era in collo ad una signora che gli mormorava parolette dolci mentre lui con la zampetta cercava di toglerle gli orecchini.
Chissà se gli lascerà il suo nome?
Ovvero: sorprese.
Altrove simili incontri sono più frequenti, ma qui sono una rarità
Tempo fa una sorpresa inattesa andando a fare la spesa; sempre avere la macchina fotografica con se.
Un paio di settimane dopo le ho incontrate per più giorni di seguito in un campo vicino all’ingresso dell’autostrada.
Le cicogne forse per la loro notevole dimensione, forse per l’eleganza o per la rarità qui da noi, hanno un fascino tutto loro. Ad ali spiegate sono meravigliose.
Ci siamo, ormai l’anno è alla fine e sul mio balcone fervono le attività per il veglione di capodanno.
Lei frettolosa, non ha saputo resistere, e malgrado manchino ancora alcune ore al cenone si è già vestita a festa.
L’ asparagina a coda di volpe
smesso il virginale abito di questa primavera, fa ora sfoggio
delle sue migliori bacche rosse, pronta a lanciarsi in vorticose danze per festeggiare e sperdere qua e la i suoi discendenti.
Anche io com’essa m’ appresto ad approntarmi, molto più sobriamente, per una serata tra amici. Fino ad ora abbiamo lavorato a preparar pani e cibi; quest’anno siamo a casa d’altri, ma il “catering” rimane un nostro onore.
Ciò che ci sgomenta sono i tre piani di scale da fare ripetute volte per portare tutto su… Con i tacchi alti…
Finché sono ancora sobria e tutta intera vi auguro un Buon Anno, ci rileggeremo nel 2017
Un virtuale abbraccio a tutti.
Si può fare colazione sul balcone
Stamane, per la prima volta quest’anno, il clima mi ha consentito di gioire di un piccolo piacere, un tè e qualcosa da leggere sul mio minuscolo balcone.
Lettura impegnativa per me questa mattina, che non ho avuto una formazione liceale, ma di grande soddisfazione.
Ho sempre desiderato capire cosa sia la filosofia, ma non era previsto che un geometra avesse questi interessi, nemmeno l’università che avevo scelto lo prevedeva e così dopo mezzo secolo di ignoranza sto tentando di colmare qualche lacuna.
Mi ci vorranno mesi per arrivare alla fine delle ottocento e passa pagine di “Storia della filosofia occidentale e dei suoi rapporti con le vicende politiche e sociali dall'antichità a oggi” di Bertrand Russel, secondo il lettore di e-book ne ho letto il 16% ed ho cominciato un mese fa, ma tanto non ho fretta: ho aspettato fino ad adesso posso continuare a prendermela con calma.
Nel frattempo qui sul balcone guardo l’alberello di quaranta centimetri che si vede spuntare tra le begonie, anche lui mi ha insegnato qualcosa sulla pazienza.
Lo raccolsi nel 1980 cresceva sotto un ciliegio nel mio orto di Terre Alte, avrà avuto un paio d’anni, ma li un Celtis australis non poteva rimanere. Così lo misi in vaso, da allora mi ha seguito nei miei spostamenti, ed ora è qui a Terre Basse e avrebbe decisamente bisogno di un nuovo rinvaso, ma non è stagione.
Famiglia: AMARYLLIDACEAE
Fotografati oggi sulle colline tra la valle del Marecchia e la valle del Conca dove serpeggia la linea di confine tra Marche, Romagna e San Marino.
Qui a Terre Basse li chiamano pasqualotti perchè fioriscono nel periodo pasquale e malgrado la stagione anticipata hanno rispettato l’appuntamento, complice la pasqua di quest’anno anche essa precoce e la quota leggermente elevata in cui giacciono i prati che li ospitano circa 750-800 mslm.
Tre anni, 2013, fa stesso luogo, eccoli fioriti circa un mese dopo, il 14 di aprile, pasqua era già passata da 15 giorni.
Ogni anno li andiamo a cercare, un appuntamento per il quale occore indovinare i tempi. Ne raccogliamo un mazzo, senza sensi di colpa, visto che si riproducono soprattutto grazie ai bulbi, ma non è per portarne a casa qualche stelo che andiamo, è per essere sicuri che ci siano ancora, quasi un rito apotropaico per allontanare l’inverno, un po’ come le fogaracce di San Giuseppe,
Questa è quella dell’anno scorso, e quella che la attraversa sono io
Poi un altro giro, in compagnia del mio compagno.
Quest’anno per colpa del clima piovoso abbiamo acceso solo un fuocherello di modeste dimensioni e stiamo aspettando che la catasta delle potature asciughi per poter fare le cose come si deve.
Ovvero: i croccantini piaccono a tutti
L’altra sera eravamo ospiti a cena dalla prprietaria del Giardino Selvaggio
quando alla portafinestra della cucina in cui stavamo mangiando si sente un fruscio, uno dei gatti sicuramente…
No niente gatto.
<Ma cosa ci fa quello spazzolone contro la porta?>
<Spazzolone? quale spazzolone?>
Non era uno spazzolone…
Ma un giovane istrice tutto bagnato (pioveva)
Le piccole dimensioni 35 cm circa suggeriscono si trattasse di un cucciolo.
Si è mangiato i croccantini avanzati (ma non glielo ha detto nessuno a lui che è erbivoro?) e se ne è andato.
Due sere dopo mi riferiscono che si è ripresentato, deve proprio aver gradito il pasto.
Sono stata in una piccola città, bella, vie strette, case colorate
Ad una festa, grande, piena di gente, anche quella di tutti i colori
Insieme per ascoltare la narrazione della storia di questo paese che adesso condividiamo, con lo stesso interesse quelli che ci sono nati e quelli che ci sono arrivati Tra tutti gli altri ad ascoltare c’era anche il Diavolo in persona, che, durante il concerto, ha preso il microfono e ha detto la sua anche lui.
Lo hanno applaudito in migliaia, il Diavolo, Il Comandante Diavolo
Modena City Ramblers - Al Dievel ( Il comandante Diavolo )
La testimonianza di Nicolini è presente in Materiale resistente, documentario del 1995 diretto e girato da Davide Ferrario e Guido Chiesa. Materiale resistente è un'opera incentrata sul sentimento antifascista e sulla riscoperta dei valori etici della resistenza e che trae spunto dal concerto di Correggio del 25 aprile 1995, cui diede il suo contributo lo stesso Nicolini. Agli spettatori del concerto che l'accolgono sulle note di Bella Ciao, il comandante "Diavolo" dice[7]:
« Il vostro [canto] è una testimonianza di partecipazione [...] Io sono una persona del popolo molto modesta, che ha fatto solo il suo dovere di italiano. Io credo che voi con questo canto, con questo vostro entusiasmo giovanile che mi riporta a 50 anni fa quando anch'io avevo 25 anni, io credo che voi abbiate voluto ricordare tutti i partigiani, non solo della mia zona, i 70 caduti in combattimento, ma tutti i partigiani d'Italia [...] Io non sono un cultore della musica moderna, non sono neanche un esegeta cioè non riesco a capirla in tutta la sua profondità, sento comunque che parte dall'animo e sento che voi oggi traducete nella musica, nell'entusiasmo, nella passione, nelle sofferenze e nello spirito di lotta dei partigiani quello che noi siamo stati! Io ho avuto il modo di cantare quando ero in carcere ricordando coloro che mi davano la forza di resistere, perché sapevo di essere un partigiano pulito ed onesto che meritava il rispetto del Paese e non la carcerazione. La forza di resistere mi è venuta dal fatto che mi sentivo sempre l'uomo partigiano che combatteva per una causa giusta che non era terminata il 25 aprile, perché noi abbiamo combattuto per un'Italia diversa! »
Venti anni dopo, a 70 anni dalla liberazione il Comandante Diavolo è di nuovo sul palco di MATERIALE RESISTENTE 20.15
E quello che ha detto è stato tutt’altro che scontato e retorico.
Grazie Comandante Diavolo!
Rimando ai prossimi giorni il post sul concerto