"SOLO L'ASSENZA DI CERTEZZE PUÒ AIUTARCI A RESTARE LIBERI"
(Roberto Esposito)
Visualizzazione post con etichetta fai da te. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fai da te. Mostra tutti i post

lunedì 24 settembre 2018

PRIMA DI BUTTARE

Ovvero: tentativo di recupero.

I miei zoccoletti di pelle bianca sono ormai diventati dei ruderi tutti scrostati, a nulla serve più l’acqua e sapone o la crema da scarpe. Sono ormai orrendi.
Allora esperimento fai da te, più per gioco che per convinzione.

Occorrente:
vernice  bianca,
vernice rossa;
etichette autoadesive tonde da usare come maschera,
un po’ di follia, soprattutto per indossare poi il risultato.

Eccolo qui.

20180924_0906
Ormai vecchia continuo a ribellarmi all’ idea di diventare adulta.

giovedì 5 gennaio 2017

LAVORO FINITO

Pronto giusto per l’epifania il pannello per il pronipote, ad un certo punto me lo hanno sottratto di mano e spruzzato con la finitura, altrimenti ogni volta che ci passavo vicno mi veniva in mente qualcosa da agguingere.
  20170105_2879a

Sul lato abbiamo aggiunto un listello su cui indicare le altezze di tutta la famiglia spostando delle mollette colorate; per ora babbo mamma e bimbo, provvederemo ad incrementare le mollette in caso di bisogno, sorelle future o nonni attuali, noi no, i prozii non contano.

In alto un’irreale farfalla ed uno scoiattolo da cartoon; mammifero ed insetto.20170105_2880

Poco sotto ecco l’ultimo inserimento, a rappresentare il mondo dei rettili una lucertola, sono stata tentata da un serpente, ma non avrei avuto l’approvazione di Bobbedol.

20170105_2881

Scendendo ancora, delegato per gli uccelli è il pettirosso che già conoscete, eccolo mentre guarda uno stelo d’avena.

20170105_2882

In basso tutto un mondo più scuro e misterioso con rane e ragnetti, un minuscolo pesce e una coccinella che in foto non si vede.
Chi la trova?

20170105_2883

Ora non rimane che incartare il tutto e sperare che non finisca dietro ad una porta o in cantina. (Non me ne stupirei)

Quasi quasi allego un biglietto con una condizione vincolante: se non lo usate ridatemelo che una destinazione decente gliela trovo di sicuro.

lunedì 12 dicembre 2016

LITIGARE PER I GIOCATTOLI

Avevo promesso che vi avrei postato la foto delle costruzioni in legno che il mio compagno stava preparando per il nipote, (pronipote), dunque eccole, mi paiono venute proprio bene.20161212_0030

Non posso dire altrettanto della foto, ma quando ho tentato di farne una seconda…

20161212_0031
Si è intromessa la Vei peggiorando il risultato:
C’era però chi non era d’accordo e subito è venuto a controllare innescando una rissa:

20161212_0032a
E’ andata a finire con le costruzioni sparse qua e la e Nurù, placido, padrone del campo

20161212_0033a
Con l’aria più innocente del mondo.
Gaaaatti! se non fate i bravi vi riporto in mezzo al campo da cui vi abbiamo toltoooo!

mercoledì 7 dicembre 2016

WORK IN PROGRES

Ovvero: la rana ed il pettirosso.

Mi sono messa nei lavori compicati, ho un piccolo nipote e per natale abbiamo deciso con il mio compagno di fargli avere solo cose fatte da noi.
Lui, falegname, gli sta preparando una serie di figure geometriche in legno, i classici cubi, archi, parallelepipedi… quando li porterà a casa ve li farò vedere; io ho pensato ad uno di quei pannelli su cui segnare l’altezza del bimbo man mano che crese, sarebbe facile, se non mi fossi messa a disegnarlo.
Bobbedol, il falegname mi ha preparato la tavola in legno, 130 centimetri per 26, verniciata di bianco e poi un po’ decapata, il resto tocca a me, con la richiesta di bobbedol di disegnarci qualcosa che cresce, un rampicante per esempio.

Ok un glicine.
Ma su cosa si arrampica? Su un albero.
Bene, ma l’insieme è un po’ triste.
Ecco le prime bozze

20161203_15145320161203_151537


20161203_15161820161206_141014
E allora perchè non metterci un pettirosso?

20161207_162637
E magari un ranoccchio?

20161207_16255920161207_174611

Poi magari ci metterò qualche farfalla…

Verrà bene, ho molti dubbi.

mercoledì 23 novembre 2016

EL BELET

Ovvero come pulire argento rame e ottone in modo naturale, o meglio, “alla vecchia maniera”.

Nelle case di una volta prima che in alluminio, per non parlar del moderno acciaio, le pentole, le padelle, i paioli, ed i tegami erano in rame o in ottone; occorreva quindi avere sempre sotto mano qualcosa di sempice ed efficace per tenerli lucidi e puliti.

Ecco cosa si usava e cosa io uso tuttora.

Procuratevi:
A) qualcosa di rame, di ottone o d’argento da pulire…
B) del sale fine
C) dell’aceto
D) della farina di mais (presumo che allo scopo potrebbe funzionare altrettanto bene la crusca, ma a “terre alte” si sa che la farina da polenta non mancava mai)IMG_5919a

Il vassoi in primo piano è d’ottone, si vede, ma il piatto arabescato che ha  affianco è talmente ossidato che non è facile intuirne il materiale.
E’ un bellissimo piatto antico, tutto bulinato in rame con gli arabeschi in argento, lo portò mio padre dal medio oriente sesant’anni fa, quando ci andava per lavoro. Vediamo se riusciamo a renderlo presentabile utilizzando el belet (il belletto).

Dunque in una ciotolina si mescolano la farina di mais ed il sale in parti uguali si aggiunge poi l’aceto e si fa una pastella densa.

IMG_5921
Ne ho messa poi un po’ sul piatto da pulire

IMG_5922
e la ho sparsa con le dita, dopo una decina di secondi ho cominciato a strofinare piano con una spugnetta

IMG_5923
Ed ecco che, dove c’era la pastella, rame e argento cominciano già a ritrovare il loro colore mentre il bordo rimane ancora scuro.
Infine ecco il piatto ripulito,

IMG_5926
Ed il vassoio di ottone bello lucido, pronto per il mio tè del pomeriggio.

IMG_5927Chi vuole venire a berlo con me?

P. S. c’è qualcuno che sa l’arabo e può dirmi che c’è scritto sul mio piatto di rame?

mercoledì 19 ottobre 2016

LE STAGIONI IN SCATOLA

Ovvero: altre perdite di tempo ed esperimenti fotografici con lo smartphone.

Riesco a perdere tempo anche nelle attività perditempo.
L’autunno scorso ho cominciato un altro dei miei disegni ad acquerello, bacche di rosa canina su una delle mie solite scatole da te.20161019_161232_HDR

(il telefono non va bene per fotografare disegni con colori morbidi e sfumati, guarda li, sembra fatto a pennarello )

Avevo già in mente cosa disegnare sulle altre facce, ma in mente è rimasto fino a qualche settimana fa; è che l’idea c’era, ma non ero moto convinta di riiuscire a realizzarla, quindi, secondo le migliori strategie di evitamento, ho procrastinato su per giù un anno.

Infine ho ripreso il pennellino in mano

20161005_191024a20161005_191055a

ed ho iniziato altri due lati, che ho pian piano completato. Sono di una lentezza esasperante e ora della fine del lavoro sono riuscita ad ascoltarmi un intero audiolibro su radio 3 ma infine ecco finite20161018_195913

la piena estate e la primavera.

20161013_192019

Rimaneva l’inverno che non sapevo da che parte prendere, non avevo la minima intenzione di impelagarmi a disegnar neve su un fondo bianco, e poi tutto era partito dalla faccia con le bacche che prevedeva solo collegamenti da un lato, dall’altra parte termminava li.

20161013_19212420161013_192102

Ho cominciato ad abbozzare dei rami scheletriti, lidea di lasciarli così (fatti i dovuti raccordi) non mi dispiaceva, ma poi mi sono fatta prendere la mano
20161014_190740

li ho ammorbiditi un po’ e ci ho inserito un accenno grigio con il forte dubbio di non riuscire ad andare oltre ed il timore di dover cancellare le tenui linee, il che senza fare pasticci è un vero casino. (Quelli sul lato destro non sono i peli di un pennello ma di una coda appartenente alla micia Vei che s’era messa a dormire in mezzo ai colori uscendone assai variopinta) 20161014_194228

Forse Vei la piccola killer attendeva la fine del disegno per provare a mangiarsi anche questa cinciarella; ieri mattina scendendo dal letto ho posato i piedi nudi su qualcosa di soffice, per fortuna con delicatezza visto che era un passero mangiucchiato (Bleaah).

Le dimensioni reali della scatola sono una via di mezzo tra quelle delle foto piccole e quelle delle immagini grandi, il lato della cincia per esempio è di 8 cm di larghezza. Il fatto che sia piccola è un vantaggio, si vedono meno i pasticci!

P.S. la prossima volta le foto le faccio con la EOS, promesso Winking smile

domenica 11 settembre 2016

DISTILLARE LA LAVANDA

Ovvero un nuovo gioco.

04-07 013
Sotto casa ho due bei cespugli di lavanda, ogni anno a fine estate raccolgo i bei fiori e ne faccio grandi mazzi.
Ormai la casa ne è piena, non riesco a buttarli ogni anno per sostituirli con quelli nuovi perchè il loro profumo dura inalterato per moltissimo tempo, basta sfiorarli e ci avvolge subito in una nuvola fragrante.

Finiscono allora dentro gli armadi in sachettini  come questi che ho cucito l’altro natale

20131130_0113
Ma poi anche tutti i cassetti hano il loro sacchettino profumato, che fare allora? Ecco dunque l’idea balzana perché non provare a fare…

L’acqua di fiori di lavanda?

Non che io l’abbia mai sentita nominare prima, ma visto che c’è quella di rose, perché non tentare?

Oltre alla lavanda serve poco altro, acqua ed un alambicco
Alambicco? Sembra difficile ma non lo è, l’avevo costruito anni fa per distillare in casa alcool dalle fecce del vino che produciamo (quasi dei contrabbandieri).

Ecco qui il mio esperimento di distillazione della lavanda con le istruzioni per farsi il distillatore.

Occorrente:
una pentola a pressione con un cestello per la cottura a vapore
del tubicino di gomma per uso alimentare che tenga il calore (almeno 110° (io ho trovato del tubicino siliconico, quello che si usa per i distributori di bevande calde)
Tubicino di rame (nei negozi di idraulica)
un barattolo vuoto di pelati di quelli grandi (il barattolo non i pelati)
Bottiglie e bottigliette
il fornello di cucina e il lavello
acqua e la materia prima da distillare

20160905_0296

ho messo nella pentola poco più di un litro e mezzo di acqua, fino ad arrivare appena sopra il fondo del cestello, poi ho riempito sino al segno di massimo livello con la lavanda secca (quella degli anni passati, non vorrete mica che gli esperimenti li faccia con quella fresca di quest’anno!)20160905_0297
ho poi sfilato la valvola dal coperchio della pentola a pressione

20160905_0298
ho chiuso la pentola e al posto della valvola ho inserito un pezzetto di tubicino di gomma che serve da congiunzione con il primo spezzone di tubo di rame

20160905_0300

La lunghezza di questo primo tratto di tubicino di rame dipende dalla distanza tra fornello e lavandino (dopo vi faccio vedere tutto l’insieme, ma per ora andiamo un passo alla volta).

Con il secondo tubo di rame e il barattolo di pelati si costruisce la serpentina di raffreddamento dove il vapore condenserà per poi far gocciolare nella bottiglia il distillato.


IMG_5228

Si entra da sopra si esce da un foro laterale in basso, un po’ di silicone attorno al foro garantisce la tenuta, in alto un tubicino un po’ piu grosso fa da sfioro per il troppo pieno, i soliti tubicini di gomma servono per le giunzioni

20160905_0302

Il barattolo con la serpentina va appoggiato sul lavello sotto il rubinetto e riempito d’acqua, l’acqua durante la distillazione dovrà rimanere leggermente aperta per garantire il raffreddamento.
Dal tubicino di sfioro l’acqua esce molto calda, sotto ci ho messo prima la bacinella per lavare i piatti e poi la pentola per cuocere la pasta (risparmio energetico )
Winking smile

20160905_0307

Se io avessi tenuto l’uscita della serpentina un po’ più lunga e l’avessi piegata in basso mi sarei risparmiato l’ultimo pezzetto di gommina.

Ecco tutto il congegno:20160905_0308

La pentola sembra lontanissima, solo uno scherzo del gradangolo, saranno 90 cm.

Risultati e considerazioni finali:

20160908_0311
Da più o meno un litro e mezzo, uno e sei di acqua ho distillato sino ad ottenere un litro circa di prodotto, ho avuto una gradevolissima sorpresa con l’abbondante resa in olio essenziale ottenuta, non ci contavo, la immaginavo trascurabile invece ho raccolto circa 15 cc di un olio fantastico, quindi mettete il distillato in bottiglie dal collo lungo e stretto in modo da facilitare il recupero dell’essenza con una siringa.
(Questa qui sopra è una delle due bottiglie da mezzo litro che ho riempito, si vede benissimo l’olio affiorato)
Non proseguite la distillazione oltre il litro, olio e acqua usciti dopo non hanno un odore così gradevole e il colore cambia divenendo più scuro evidentemente i composti meno volatili che evaporano per ultimi sono di qualità inferiore.

Non tenete il fuoco troppo alto distillate lentamente tanto da poter chiudere di tanto in tanto l’acqua di raffreddamento, questo lo ho imparato quando distillavo alcool e Melissengeist di cui qui riporto una ricetta semplificata che non prevede la distillazione.

L’acqua ha un odore un po’ più dolciastro dell’essenza con un vago sentore di erba cotta
Open-mouthed smile
ma rimane comunque molto gradevole, l’olio è ottimo. Immagino che la variabilità del risultato sia alta a seconda della varietà della lavanda e  della freschezza della materia prima, considerando quanto vecchia era la mia penso si possa solo migliorare.

Esperimento interessante, da ripeter senz’altro.

Provateci

sabato 18 giugno 2016

LAVORI DI FINE GIUGNO

Ovvero: tempo di nocino

Domani probabilmente pioverà, veramente adesso anche ma poco poco.
Quindi le noci siamo andati a cercarle oggi.

C’è una stradina di campagna che serpeggia tra le colline, dai suoi bordi la ombreggiano molti noci spontanei. E’ una strada minuscola, tutta buche e senza  traffico, passeranno venti macchine al giorno, niente colture intensive ai suoi fianchi, solo prati e qualche boschetto; direi che per raccogliere le noci è il posto giusto.

Dunque, con il cesto in mano in pochi minuti raccogliamo quello che serve e poi torniamo a casa sotto le prime gocce di pioggia di questo umido mese di giugno.

DOSI PER QUARANTA NOCI (ma io ho fatto doppia dose)20160618_6211

800 grammi di alcool puro (è circa un litro)
300 grammi di zucchero (la ricetta ne prevederebbe di più e probabilmente quest’anno ridurrò ulteriormente sino a 270)
1/3 di litro d’acqua
1 litro ed un terzo di buon vino bianco, possibilmente a bassa acidità
3 chiodi di garofano
ed infine ovviamente le 40 noci immature da raccogliere secondo la tradizione per S. Giovanni, e secondo me appena prima che il guscio cominci a formarsi e ad indurirsi, deve essere ancora possibile attraversarle con un ferro da calza.

Per cominciare bastano però le sole noci e l’alcool e i chiodi di garofano; il resto lo potete preparare con calma, molta calma, in circa quaranta giorni.

La ricetta base non prevede di tagliare i frutti a pezzi, io lo prevedo, la noce cede più sapore, poi vuoi mettere come è divertente ritrovarsi con le mani tutte gialle, di un bel giallo che si rifiuta di scomparire anche con la varechina o con l’acido citrico.

Certo che potevi metterti i guanti…
Si vabbè ma mi danno fastidio!
Perché le mani gialle no?
Si un po’, ma meno, molto meno.

Dopo aver tagliato ed imbarattolato le noci ed i chiodi si aggiunge l’alcool che nel mio caso le copre giuste giuste, chiudere ben bene il barattolo, che altrimenti il bastardo evapora, e mettere in cantina al buio per tutto il tempo che vi ho dato per procurare gli altri ingredienti ovvero quaranta giorni.

Come sarebbe che non hai la cantina? Mettile in garage allora! nemmeno quello? Beh prova sotto il letto, li dovrebbe essere buio.

Potrei farvi aspettare i quaranta giorni per completare la ricetta, ma sono sicura che finirei col dimenticarmi di postare il seguito a tempo debito quindi…

Togliere le noci dall’alcool e metterle nel vino dove si lasciano per dieci giorni a macerare, unire all’alcool uno sciroppo preparato con l’acqua e lo zucchero, e trascorsi i dieci giorni anche il vino in cui hanno macerato le noci.

Fatto, non resta che aspettare qualche mese che il liquore maturi un po’.
Noi stiamo bevendo ancora quello dell’anno scorso, la bottiglia che vedete sul tavolo vicino al resto.

Invece dietro al tavolo, giusto per continuare il giro in casa nostra iniziato la volta scorsa intravvedete alcune delle mie teiere, ho una mania per il buon tè e una forte simpatia per le teiere. 20160618_6212
Per prosegire con i lavori di fine giugno, mentre io tagliavo noci, il mio compagno puliva il basilico dell’ orto per fare il pesto.

20160618_6216

Questa ricetta però la lasciamo scrivere ai blogger liguri che è sicuramente meglio. Per finire, su un vassoio appoggiato su una sedia davanti alla finestra…

20160618_6224

sta finendo di seccare…20160618_6222

la camomilla, mentre la melissa del  melissen geist è nei barattoli in campagna al sole (sole? magari!) ormai quasi pronta per essere filtrata.

Bene per oggi basta, vi ho fatto vedere un altro po’ di casa e vi aspetto per il tè